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Diario dalle prigioni turche

  È un fumetto Prigione N° 5 di Zehra Doğan, appena pubblicato in italiano da Becco Giallo, ma è anche la dimostrazione di come il medium fumetto possa andare molto oltre la narrazione più o meno leggera (a cui tutti siamo più o meno abituati grazie al cinema) per fare giornalismo e documentazione ma anche riflessione politica. Prigione N° 5 è il diario di tre anni di reclusione per aver documentato l’attacco delle forze militari turche nella città di Nusaybin, sulla frontiera turco-siriana. Nel 2015 in risposta agli attacchi terroristici di Daesh la popolazione in prevalenza curda opta per l’autogestione democratica e come risposta il governo turco invia l’esercito per reprimere tale esperienza tramite uccisioni, arresti e coprifuoco. Doğan racconta graficamente quello che succede a Nusaybin: I giovani imbracciano armi di ogni sorta. Lo Stato, invece, utilizza l’artiglieria pesante, esplosivi, mezzi corazzati, mitragliatrici, caccia, e ha interi battaglioni di soldati ben addest...

LA MIA IDEA DI CITTÀ: ECOLOGICA, INCLUSIVA, SOLIDALE

In questi giorni mi sto chiedendo: qual è, com’è la città che vorrei? Pensa che ti ripensa, mi è uscito lo slogan: ecologica , inclusiva , solidale . Se mi è concesso, è una traduzione, personale e laica, dei concetti espressi da Papa Francesco nei discorsi raccolti nel libro Terra, casa, lavoro . ECOLOGICA La città deve cercare di essere sempre più ecologica (rispettosa quindi della terra) partendo con rendere tutti gli edifici pubblici energeticamente autonomi e dal favorire l’autonomia energetica e la biosostenibilità delle strutture private sia residenziali sia commerciali. Favorendo la mobilità ecosostenibile con la realizzazione di parcheggi all’ingresso della città e riservando il centro a modi di spostarsi a impatto zero (piedi, bicicletta, mezzi elettrici). Il verde deve essere portato ovunque possibile e deve essere imposto anche ai grandi esercizi commerciali ed industriali impedendo la creazione di parcheggi o aree prive di alberatura e di terreno in grado di assorbire le a...

Se la biblioteconomia è un ipertesto il Nuovo glossario è il suo TOC

Per presentare il Nuovo glossario di biblioteconomia e scienza dell’informazione di Ferruccio Diozzi ( Bibliografica , 2021; “nuovo” perché edizione completamente aggiornata del Glossario pubblicato col medesimo editore nel 2003) mi tenta l’usare la seguente frase ad effetto: se la biblioteca è un ipertesto il Nuovo glossario è il suo “TOC” . In realtà ho sostenuto che la biblioteca non fosse e che non convenisse fosse considerata un ipertesto ; questo non priva però la frase ad effetto della sua efficacia, soprattutto se sostituiamo “biblioteca” con “biblioteconomia”. La biblioteconomia infatti è una disciplina debitrice di un’ampia varietà di scienze e discipline “semplici”: dalla psicologia all’economia, dalla chimica alla microbiologia, dalla logistica all’architettura, ecc. Ad immagine del mondo anglosassone si è cercato di rivendicare uno status di disciplina – anzi di “scienza” – con un proprio oggetto e un proprio corpus specialistico di conoscenze e pratiche. Così Library and...

Figlie di Kobane

 Il libro appena pubblicato dalla giornalista statunitense Gayle Tzemach Lemmon The Daughters of Kobani (Penguin) esplora gli avvenimenti della Guerra Civile Siriana e dell’ascesa al potere e successiva sconfitta dello Stato Islamico da una duplice prospettiva: quella “macro” degli avvenimenti storici, delle alleanze, delle diplomazie, delle battaglie; e quello “micro” dal punto di vista in particolare di tre donne: Azeema Deniz, Newroz Ehmed e Rojida Felat. Tre donne curde protagoniste della guerra contro l’ISIS e dello sforzo di autogoverno nella regione del Rojava all’interno dell’YPJ, l’Unità di Protezione delle Donne, brigata femminile dell’YPG, l’Unità di Protezione Popolare, formazione militare nata per proteggere la popolazione curda. L’autrice non scrive mai i cognomi delle donne forse perché il loro ingresso nelle forze militari della resistenza curda è dovuto (come narra bene) alla fuga dalle rispettive famiglie che hanno impedito loro di coronare i sogni sentimentali, d...

Il software del linguaggio (simbolico)

La lettura del libro Il software del linguaggio di Raffaele Simone (Raffaello Cortina, 2021) mi sembra utile - per quanto l’autore arrivi al massimo a trattare problematiche relative al Linguaggio dei segni - anche nell’orizzonte della riflessione sulla creazione di un nuovo linguaggio simbolico.  Importantissimo in particolare (non solo, ma certamente anche, per il linguaggio simbolico) il rilievo che Simone fa nel capitolo conclusivo sull’importanza fondamentale della narrazione per l’invenzione e lo sviluppo del linguaggio. Riporto quanto scrive: Siccome il narrare è un’esigenza umana insopprimibile, anzi, secondo alcune ipotesi, è uno dei motivi per cui Homo è diventato sapiens , è sorprendente che questo tema non sia stato messo alla base di un’elaborazione generale sul linguaggio. È stato necessario il lavoro pluridecennale del biologo evoluzionista R.I.M. Dunbar per accreditare l’ipotesi che il linguaggio si è sviluppato a partire da forme elementari di “chiacchiera” ( gos...

Expect more: Salarelli e Ferrieri (per non parlar di Lankes)

 Nell’ultimo numero di AIB Studi (v. 60, n. 3, 2020) è possibile leggere una riflessione di Alberto Salarelli (professore associato di Bibliografia e Biblioteconomia e di Documentazione digitale presso il Dipartimento Lettere, Arti, Storia e Società dell’Università degli Studi di Parma) sull’ultimo libro di Luca Ferrieri: La biblioteca che verrà: pubblica, aperta, sociale (Bibliografica, 2020). L’articolo di Salarelli, Tutte le passioni non spente di un bibliotecario: considerazioni attorno a La biblioteca che verrà di Luca Ferrieri , è disponibile in open access sul sito di AIB Studi . In esso Salarelli fornisce un giudizio ambivalente del libro di Ferrieri: rimarca positivamente la prospettiva di lungo periodo, il rifiuto di porsi in un’ottica falsamente neutrale e l’espressa esigenza di una fondazione teorica della disciplina biblioteconomica, ma ne critica l’impostazione “attivistica” contro la forma attuale della biblioteca pubblica come istituzione. Fin troppo facile l’iron...

Perché non possiamo non essere mazdei oggi

 Sono svariati i motivi per cui mi sono interessato al mazdaismo: tutto parte naturalmente dall’interesse per Philip K. Dick che ne riprende il presunto manicheismo (per altro un elemento assunto anche nel cristianesimo), in particolare nell’ Esegesi , e per Nietzsche (il cui Così parlò Zarathustra è uno dei primi testi di filosofia letti al di fuori delle prescrizioni scolastiche), ma si ricollega all’interesse ed allo studio per l’esperienza teorica e storica del confederalismo democratico curdo in Rojava in cui trovano rifugio le popolazioni mazdee superstiti alle persecuzioni da parte dei fondamentalisti islamici, a cui certo non fa da scudo il fatto che la religione mazdea è contraria al proselitismo attivo (a differenza ovviamente sia del cristianesimo sia dell’islamismo, che hanno promosso la propria diffusione sulla punta delle armi). La lettura del testo sacro del mazdeismo, l’ Avest ā (nell’edizione UTET del 2013 – a sua volta riedizione dell’originale del 1974 – a cura...