Matteo Renzi e la nuova biblioteconomia

[Quello che segue è la recensione dell'Atlante della biblioteconomia moderna di David Lankes pubblicato sul manifesto dello scorso 9 agosto col titolo: Scambi di conoscenzahttp://ilmanifesto.info/scambi-di-conoscenza/; la recensione è stata elaborata assieme all'intervento al Convegno Cultura & Turismo 2.0: Il territorio in rete, organizzato da Comune di Ravenna, Ravenna 2014 e Rete Bibliotecaria di Romagna e San Marino, in collaborazione con Data Management PA a Ravenna l'11 giugno 2014 che è pubblicato, in forma ampliata, su BiblioTimehttp://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xvii-2/mazzetta.htm]

Il 17 gennaio scorso Matteo Renzi, fresco di successo alle primarie, partecipava a Le Invasioni Barbariche su La7, lasciando il segno nell'immaginario nazionalpopolare con il famoso hashtag #Enricostaisereno. Di fronte a quel monumento è comprensibile come una sua affermazione relativa alle biblioteche sia rimasta sostanzialmente ignorata, se si eccettua qualche flebile "flame" sulla lista di discussione dei bibliotecari italiani AIB-CUR. Parlando infatti dell'utilità del servizio civile, anche in biblioteca, Renzi afferma essere motivo per lui d'orgoglio avere come sindaco raddoppiato lo spazio a disposizione delle biblioteche fiorentine. Ore forse un giornalista diverso dalla Bignardi avrebbe potuto chiedere maggiori dettagli sulla cosa o meravigliarsi che proprio in quei giorni, davanti a Palazzo Vecchio dimostrassero i precari della Pubblica Amministrazione fiorentina, e quindi pure quelli in forza alle biblioteche cittadine. Ma anche dando per buono il dato fornito con orgoglio dall'ex-sindaco, chi avrebbe comunque da smorzare l'entusiasmo di Renzi c'è e si chiama R. David Lankes.

Professore di biblioteconomia alla Scuola di studi sull'informazione dell'Università di Syracuse e direttore dell'Information Institute di Syracuse nello stato di New York, Lankes ha partecipato a progetti di "reference virtuale", ha ricevuto incarichi da parte di organizzazioni importanti come la MacArthur Foundation o l'American Library Association, ma fondamentalmente il suo contributo maggiore è il concetto di "nuova biblioteconomia", espresso estesamente nel volume The Atlas of New Librarianship (The MIT Press, 2011), recentemente pubblicato in italiano a cura di Anna Maria Tammaro [ed Elena Corradini] per Editrice Bibliografica: L'atlante della biblioteconomia moderna. Tutto l'Atlante è dedicato a dimostrare come l'istituzione-biblioteca non dipenda dalla quantità, dalla qualità, dalla varietà dei documenti contenuti (si tratti di libri, riviste, CD, DVD, banche dati, e-book, videogiochi, quadri, ecc.), né tanto meno dall'ampiezza o dall'"abitabilità" dei suoi spazi, ma piuttosto dalla professionalità di bibliotecarie e bibliotecari che vi sono all'interno che si sforzano di essere facilitatori della creazione di conoscenza all'interno delle loro comunità.
Il contrasto di Lankes non è solo con gli amministratori come Renzi che pensano alle biblioteche bastino spazi o personale non professionalmente qualificato (e quindi inquadrato in fasce salariali ridicole rispetto alla delicatezza dei compiti assegnati), ma anche con gli stessi bibliotecari che - legati ad una concezione "documento-centrica" della biblioteca ritengono che la figura professionale al suo interno debba essere il più possibile neutra e "semplicemente" mediare l'accesso dell'utente all'informazione già esistente e registrata nelle vari media in cui si può presentare il documento. Contro questa impostazione Lankes sostiene che la conoscenza si da esclusivamente sotto forma di conversazione tra soggetti diversi e per questo il compito dei bibliotecari è di favorire il sorgere ed il prosperare tali comunicazioni utilizzando se utili, ma senza che essi siano indispensabili, i documenti presenti, non solo nell'edificio biblioteca, ma anche in tutti i contesti pubblici e privati della comunità in cui tali conversazioni hanno luogo. Per meglio chiarire tale punto di vista Lankes propone una dicotomia provocatoria ma illuminante: uno spazio riempito di libri, riviste, DVD, e-book, ecc. rimane uno spazio con oggetti (Lankes utilizza il termine "artifacts" mentre i traduttori italiani preferiscono "manufatti") mentre uno spazio con una bibliotecaria o un bibliotecario al suo interno diventa per ciò stesso una biblioteca. Cioè è la presenza della figura professionale a caratterizzare l'istituzione e non la documentazione. Per Lankes la bibliotecaria ed il bibliotecario devono prima di tutto avere chiara la missione del miglioramento della società e particolarmente della propria comunità, missione per cui certo si avvalgono strumentalmente delle risorse messe a disposizione dall'istituzione, ma che proprio per questo sono esattamente il contrario di quanto vorrebbe stabilire il Codice deontologico dei bibliotecari (presente sul sito dell'Associazione Italiana Biblioteche: http://www.aib.it/): "Le informazioni fornite dai bibliotecari devono essere il più possibile complete e imparziali, non condizionate da opinioni e valori personali dei bibliotecari stessi né da pressioni esterne." Per Lankes al contrario i valori personali (certo orientati nel senso della mission professionale) sono imprescindibili. Non a caso egli propone un nuovo termine per gli utenti della biblioteca: non "utenti" come fruitori - anonimi ed indifferenziati - di un servizio che deve essere "neutro" nei loro confronti; non "clienti" come indicano le strategie aziendalistiche della gestione della qualità per inserirli in statistiche sulla soddisfazione; piuttosto "membri" in quanto appunto membri di una comunità che collaborano assieme per creare conoscenza.

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