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Libri-gioco o libri giocattolo?

Lo scorso 15 febbraio ho pubblicato un post (La presunta accessibilità di fumetti e libri gioco) relativamente al saggio di Fabio Venuda Riflessioni, strumenti e servizi per una biblioteca inclusiva nel libro a cura di Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale Un posto anche per me. Biblioteche e accessibilità (la meridiana, 2022). Nel suo saggio Venuda elencava risorse in formati accessibili tra cui mi aveva lasciato assai perplesso la presenza di “fumetti” e “libri-gioco”. Per quanto riguarda i fumetti, confermo quanto scritto nel post. Per quanto riguarda invece i libri-gioco devo ammettere di essere incappato in un equivoco. Quanto intende Venuda parlando di “libri gioco” non è (probabilmente, dato che nello scritto non è meglio specificato) i “libri game” e le narrazioni interattive su cui mi sono dilungato sul sul n. 2/2022 di Biblioteche Oggi Trends quanto piuttosto i “libri-gioco” come descritti da Loredana Farina in Il libro-gioco. un po’ mestiere un po’ passione (L. Farina, 2004) e, più recentemente, nel numero monografico Hamelin 51 dedicato a Libro-gioco. Infanzia, scoperta e lettura (Hamelin Associazione Culturale, 2022), realizzato in collaborazione con l’Associazione Ts’ai Lun 105, nata per divulgare e promuove la conoscenza e la capacità di realizzare “libri-gioco”. Loredana Farina, a cui si deve la creazione della casa editrice La Coccinella e la pubblicazione, nel 1977, del primo “libro-gioco”: Brucoverde. La realizzazione dei “libri-gioco” è ispirata ai libri di Bruno Munari, di cui si riporta una scritto in Il libro-gioco di Farina. Tuttavia Farina si rammarica non solo che Munari non abbia mai utilizzato l’espressione “libro-gioco”, ma che
…“libro-gioco” [sia] una definizione nata in Italia e nelle altre lingue non c’è un termine che esprima lo stesso concetto… [Libro-gioco. Infanzia, scoperta e lettura, p. 30]

Libri-gioco (immagine da: https://www.libri-gioco.it/libri-gioco/)

L’espressione che Munari usa non è “libro-gioco” ma piuttosto “libro giocattolo”. Farina però non solo rifiuta questa definizione, ma anzi sollecita a distinguere i “libri-gioco” dai “libri di attività”:
Negli ultimi anni c’è poi un gran pubblicare di libri e albi per intrattenere i bambini facendoli disegnare, colorare e tagliare, confrontare con giochi sulle pagine, applicare adesivi.
Ma questi non sono libri-gioco. Sono libri di attività, anche di grandi autori, per giocare e si rivolgono a lettori e lettrici già più adulti e autonomi che hanno già sviluppato altre abilità. [Libro-gioco. Infanzia, scoperta e lettura, p. 28]
Ora è possibile distinguere tra “libri-gioco” e “libri attività” solo in presenza di una definizione dell’uno e dell’altro concetto, mentre le uniche indicazioni che ci sono fornite sulla differenza è che i primi si rivolgono a bambini più piccoli e con un livello minore di competenze. Cosa c’entra questo col gioco? Apparentemente nulla. Molto interessante è l’indicazione dell’assenza del termine in altre lingue, in maniera particolare in inglese: una lingua che – come ho mostrato – è estremamente analitica in ambito ludico. Per capire quindi se il termine “libro-gioco” sia appropriato a libri come il già citato Brucoverde e Il gufo e gli altri (La Coccinella, 1977), e le più recenti creazioni di Lucie Félix (intervistata nel numero monografico) come Prendi e scopri (Fatatrac, 2019) può essere utile tentare una traduzione in inglese. Le opzioni che ci offre la lingua inglese sono le seguenti:
  • game: è il gioco inteso come sistema di regole;
  • play: è il gioco inteso come attività;
  • toy: sono gli oggetti utilizzati all’interno del gioco, i giocattoli.
Prendiamo ad esempio un gioco classico come gli scacchi. Il sistema delle regole che governa il gioco è il game (l’“idea platonica” del gioco di scacchi che fa si che il gioco sia lo stesso nonostante qualsiasi modifica estetica). L’attività degli scacchisti che disputano una partita è il play. I singoli componenti come la scacchiera e i pezzi sono i componenti del gioco (per i quali relativamente al gioco degli scacchi non siamo abituati ad usare il termine “giocattoli”) e quindi il toy. Ora quindi abbiamo tre possibilità per nominare in inglese un libro come Brucoverde:
  1. game book,
  2. play book,
  3. toy book.
Per decidere dobbiamo capire se i libri come quelli citati coinvolgano il sistema di gioco, l’attività di gioco o siano degli oggetti di gioco. Abbastanza interessante che Munari risolva già per noi la questione: si tratta di libri giocattolo, cioè di oggetti - più o meno strutturati - finalizzati all’attività ludica, che non sono però né sistema (di regole) né (direttamente) attività. Tra l’altro “gamebook” è anche il modo in cui è stata “battezzata” la collana di libri game di Watson Edizioni, correttamente perché si tratta di un sistema di gioco che viene attivato dalla lettura tramite la scelta dei percorsi e la risoluzioni di enigmi e scontri. Mi sembra che il problema, per definire in maniera appropriata tale tipo di libri “gioco”, sia esattamente l’assenza – ad un qualsiasi livello di complessità – di un sistema di regole o comunque di istruzioni che definiscano e guidino l’attività ludica. In questo senso non è sufficiente per distinguere i cosiddetti “libri-gioco” dai “libri attività” la presenza di un diverso livello di età/abilità: sostanzialmente, almeno in apparenza, si tratta dello stessa tipologia di libri, adeguata alle diverse età/abilità. Non giochi, ma sicuramente elementi utilizzabili – e che suggeriscono in chi li legge – in modo ludico. Per questo sembra decisamente più pertinente la denominazione (munariana): “libri giocattolo”.
Ai fini dell’analisi del contributo venudiano quindi il problema non sta, come ipotizzato inizialmente, nell’errata individuazione della tipologia di risorsa: che li chiamiamo “libri gioco” o “libri giocattolo” o “libri attività”, si tratta sicuramente di risorse qualificabili come accessibili. Manca comunque un approfondimento sul tipo di risorsa (non solo questa) e una insufficiente comprensione della complessità narrativa del medium fumetto (come ampiamente argomentato nel post precedente).



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