Percorsi di lettura. Dalla pulp fiction alle autostrade digitali

Di seguito il testo della recensione al libro di Fernando Rotondo Percorsi di lettura (Bibliografica, 2013) apparso sabato scorso - 29.03.2014 - sull'inserto Alias del Manifesto (e che è possibile leggere anche qui: http://ilmanifesto.it/controcultura-esiste-ancora-si-trova-in-rete/).

Controcultura. Esiste ancora, si trova in rete

Fer­nando Rotondo, già mae­stro ele­men­tare, pro­fes­sore e pre­side di scuola media e docente di let­te­ra­tura per l’infanzia all’Università di Milano-Bicocca oltre che col­la­bo­ra­tore di rivi­ste come L’indice dei libri del mese, Biblio­te­che oggi, Liber, ecc., ha recen­te­mente pub­bli­cato un libro sui Per­corsi di let­tura nella col­lana Cono­scere la biblio­teca dell’Editrice Biblio­gra­fica. La col­lana si pone come stru­mento di agile divul­ga­zione sui ser­vizi biblio­te­cari rivolto sia a chi lavora nelle biblio­te­che e vuole tro­vare un com­pen­dio ele­men­tare su qual­che aspetto pro­fes­sio­nale, sia soprat­tutto agli utenti, reali ed auspi­ca­bil­mente pure quelli poten­ziali, di un’istituzione cul­tu­rale che in Ita­lia, sep­pur fune­stata da tagli di fondi che pena­liz­zano prima di tutto gli aspetti meno appa­ri­scenti, con­ti­nua ad avere ambiti di eccel­lenza e di ser­vi­zio ben al di là di quelli che nor­mal­mente ci si è abi­tuati ad atten­dere dalla pub­blica ammi­ni­stra­zione (ad esem­pio: quale altro uffi­cio, teo­ri­ca­mente anche più “vitale” per la vita del cit­ta­dino, è aperto in ora­rio serale o festivo?). Al suo interno il volume di Rotondo si inse­ri­sce per ragio­nare di come, anche gra­zie all’opera “demo­cra­ti­ca­mente” pro­mo­trice delle biblio­te­che, si sia, all’incirca dal secondo dopo­guerra in avanti, ope­rato un’opera di “sdo­ga­na­mento” della nar­ra­tiva di genere fino alla sua con­si­de­ra­zione attuale, sia da parte della cri­tica sia del mer­cato, alla pari di quello che prima veniva defi­nito “main­stream”, la “cor­rente prin­ci­pale” della let­te­ra­tura nar­ra­tiva che non si pie­gava “pre­giu­di­zial­mente” al ricet­ta­rio nar­ra­tivo di que­sto o quel genere.

E certo se pen­siamo all’influenza che autori “di genere” come Phi­lip Dick o Ste­phen King, John Ronald Ruel Tol­kien o Jim Thomp­son, Danielle Steel o John Le Carré hanno avuto sull’immaginario con­tem­po­ra­neo non pos­siamo non con­cor­dare sul fatto che la cul­tura pulp ed under­ground sia oggi quella main­stream. Pen­siamo ai best-seller che ci assal­gono in aggres­sive mon­ta­gne in qual­siasi libre­ria: da Dan Brown a James Pat­ter­son, da Clive Cus­sler a Nicho­las Sparks, si tratta comun­que di opere che obbe­di­scono — in maniera più o meno fedele — ad un ben pre­ciso canone nar­ra­tivo. Merito delle biblio­te­che è stato indub­bia­mente quello di pre­co­ce­mente con­tri­buire ad abbat­tere gli stec­cati tra que­sti vari canoni e per­met­tere per le pro­prie sale la libera cir­co­la­zione ed inter­scam­bio tra per­so­naggi come “Sher­lock Hol­mes e Mar­lowe, Poi­rot e Miss Mar­ple, James Bond e il com­mis­sa­rio Mon­tal­bano, Dra­cula e Frank­en­stein, Gan­dalf e Harry Pot­ter, San­do­kan e il Cor­saro Nero, le donne amo­rose e pro­fu­mate di Liala e le fem­mine fru­state e sfu­mate di gri­gio, Bella e la bestia di Twi­light, il Neu­ro­mante di Gib­son e il repli­cante morente che ha visto cose che noi umani non avremmo mai potuto imma­gi­nare…”, quello di rico­no­scere e acco­gliere e pro­porre i nuovi generi, spesso frutto di ibri­da­zioni appa­ren­te­mente frutto uni­ca­mente di cal­colo com­mer­ciale ma che si sono sapute sca­vare un solco nel cuore di un pub­blico affe­zio­nato. Para­dig­ma­tico il “non-genere” young adult — col­ti­vato e soste­nuto prin­ci­pal­mente a par­tire dalle biblio­te­che sta­tu­ni­tensi inten­zio­nate a creare un anello di rac­cordo tra le sezioni e i pro­grammi per ragazzi e quelli per adulti — adatto ad una gene­ra­zione che si fa adulta senza tut­ta­via abban­do­nare le pas­sioni infan­tili (da Harry Pot­ter ai videogame).

Ma, mi sem­bra di poter affer­mare, c’è anche un rove­scio della meda­glia — a cia­scuno giu­di­care quanto pic­colo o grande — che Rotondo non con­si­dera: fino a quando la nar­ra­tiva di genere è stata con­fi­nata in ghetti let­te­rari, ha saputo espri­mere con mag­giore ener­gia e vita­lità la pro­pria inter­pre­ta­zione del mondo. Pen­siamo alla vita­lità ed alla carica ever­siva di cor­renti come il cyber­punk o lo splat­ter­punk, pen­siamo alla carica sov­ver­siva del noir delle ori­gini. In qual­che modo que­ste cari­che sono anche l’effetto dell’incubazione in ambienti ristretti e con­clusi, indub­bia­mente a loro modo anche sof­fo­canti per gli autori. E infatti non tro­viamo più la mede­sima per­ni­cio­sità al quieto leg­gere nelle super­star della let­te­ra­tura odierna. E se è la sov­ver­sione che vogliamo, siamo costretti a cer­carla ancor oggi nelle pie­ghe della let­te­ra­tura, che non è più — solo — di genere ma che si nasconde nell’autopubblicazione o in pro­getti peri­fe­rici e tan­gen­ziali alla let­te­ra­tura dei festi­val e delle clas­si­fi­che (e non posso non pen­sare, ad esem­pio, al feno­meno cross-mediale trans-nazionale Metro 2033, di cui c’è in uscita il nuovo epi­so­dio ita­liano sem­pre a firma di Tul­lio Avo­ledo). È la nar­ra­tiva 2.0 con “user gene­ra­ted con­tent” che le biblio­te­che odierne fanno molto più fatica a gestire per­ché non si con­cre­tizza in mate­riale “minore” ma tan­gi­bile come suc­ce­deva per la “pulp fic­tion” ma si muove mul­ti­forme per le auto­strade digi­tali per per­cor­rere le quali, spesso anche per la mio­pia del legi­sla­tore, esse troppo spesso non hanno stru­menti adeguati.

Link alla scheda del volume sul sito dell'editore: http://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/fernando-rotondo/percorsi-di-lettura-9788870757538-138525.html

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