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giovedì 14 agosto 2014

Matteo Renzi e la nuova biblioteconomia

[Quello che segue è la recensione dell'Atlante della biblioteconomia moderna di David Lankes pubblicato sul manifesto dello scorso 9 agosto col titolo: Scambi di conoscenzahttp://ilmanifesto.info/scambi-di-conoscenza/; la recensione è stata elaborata assieme all'intervento al Convegno Cultura & Turismo 2.0: Il territorio in rete, organizzato da Comune di Ravenna, Ravenna 2014 e Rete Bibliotecaria di Romagna e San Marino, in collaborazione con Data Management PA a Ravenna l'11 giugno 2014 che è pubblicato, in forma ampliata, su BiblioTimehttp://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xvii-2/mazzetta.htm]

Il 17 gennaio scorso Matteo Renzi, fresco di successo alle primarie, partecipava a Le Invasioni Barbariche su La7, lasciando il segno nell'immaginario nazionalpopolare con il famoso hashtag #Enricostaisereno. Di fronte a quel monumento è comprensibile come una sua affermazione relativa alle biblioteche sia rimasta sostanzialmente ignorata, se si eccettua qualche flebile "flame" sulla lista di discussione dei bibliotecari italiani AIB-CUR. Parlando infatti dell'utilità del servizio civile, anche in biblioteca, Renzi afferma essere motivo per lui d'orgoglio avere come sindaco raddoppiato lo spazio a disposizione delle biblioteche fiorentine. Ore forse un giornalista diverso dalla Bignardi avrebbe potuto chiedere maggiori dettagli sulla cosa o meravigliarsi che proprio in quei giorni, davanti a Palazzo Vecchio dimostrassero i precari della Pubblica Amministrazione fiorentina, e quindi pure quelli in forza alle biblioteche cittadine. Ma anche dando per buono il dato fornito con orgoglio dall'ex-sindaco, chi avrebbe comunque da smorzare l'entusiasmo di Renzi c'è e si chiama R. David Lankes.

Professore di biblioteconomia alla Scuola di studi sull'informazione dell'Università di Syracuse e direttore dell'Information Institute di Syracuse nello stato di New York, Lankes ha partecipato a progetti di "reference virtuale", ha ricevuto incarichi da parte di organizzazioni importanti come la MacArthur Foundation o l'American Library Association, ma fondamentalmente il suo contributo maggiore è il concetto di "nuova biblioteconomia", espresso estesamente nel volume The Atlas of New Librarianship (The MIT Press, 2011), recentemente pubblicato in italiano a cura di Anna Maria Tammaro [ed Elena Corradini] per Editrice Bibliografica: L'atlante della biblioteconomia moderna. Tutto l'Atlante è dedicato a dimostrare come l'istituzione-biblioteca non dipenda dalla quantità, dalla qualità, dalla varietà dei documenti contenuti (si tratti di libri, riviste, CD, DVD, banche dati, e-book, videogiochi, quadri, ecc.), né tanto meno dall'ampiezza o dall'"abitabilità" dei suoi spazi, ma piuttosto dalla professionalità di bibliotecarie e bibliotecari che vi sono all'interno che si sforzano di essere facilitatori della creazione di conoscenza all'interno delle loro comunità.
Il contrasto di Lankes non è solo con gli amministratori come Renzi che pensano alle biblioteche bastino spazi o personale non professionalmente qualificato (e quindi inquadrato in fasce salariali ridicole rispetto alla delicatezza dei compiti assegnati), ma anche con gli stessi bibliotecari che - legati ad una concezione "documento-centrica" della biblioteca ritengono che la figura professionale al suo interno debba essere il più possibile neutra e "semplicemente" mediare l'accesso dell'utente all'informazione già esistente e registrata nelle vari media in cui si può presentare il documento. Contro questa impostazione Lankes sostiene che la conoscenza si da esclusivamente sotto forma di conversazione tra soggetti diversi e per questo il compito dei bibliotecari è di favorire il sorgere ed il prosperare tali comunicazioni utilizzando se utili, ma senza che essi siano indispensabili, i documenti presenti, non solo nell'edificio biblioteca, ma anche in tutti i contesti pubblici e privati della comunità in cui tali conversazioni hanno luogo. Per meglio chiarire tale punto di vista Lankes propone una dicotomia provocatoria ma illuminante: uno spazio riempito di libri, riviste, DVD, e-book, ecc. rimane uno spazio con oggetti (Lankes utilizza il termine "artifacts" mentre i traduttori italiani preferiscono "manufatti") mentre uno spazio con una bibliotecaria o un bibliotecario al suo interno diventa per ciò stesso una biblioteca. Cioè è la presenza della figura professionale a caratterizzare l'istituzione e non la documentazione. Per Lankes la bibliotecaria ed il bibliotecario devono prima di tutto avere chiara la missione del miglioramento della società e particolarmente della propria comunità, missione per cui certo si avvalgono strumentalmente delle risorse messe a disposizione dall'istituzione, ma che proprio per questo sono esattamente il contrario di quanto vorrebbe stabilire il Codice deontologico dei bibliotecari (presente sul sito dell'Associazione Italiana Biblioteche: http://www.aib.it/): "Le informazioni fornite dai bibliotecari devono essere il più possibile complete e imparziali, non condizionate da opinioni e valori personali dei bibliotecari stessi né da pressioni esterne." Per Lankes al contrario i valori personali (certo orientati nel senso della mission professionale) sono imprescindibili. Non a caso egli propone un nuovo termine per gli utenti della biblioteca: non "utenti" come fruitori - anonimi ed indifferenziati - di un servizio che deve essere "neutro" nei loro confronti; non "clienti" come indicano le strategie aziendalistiche della gestione della qualità per inserirli in statistiche sulla soddisfazione; piuttosto "membri" in quanto appunto membri di una comunità che collaborano assieme per creare conoscenza.

venerdì 8 agosto 2014

Kindle Unlimited e le biblioteche

Andrew RoskillChief Executive Officer di BiblioLabs, società che offre alle biblioteche la piattaforma di biblioteca digitale BiblioBoard (http://www.biblioboard.com/), ha pubblicato su Library Journal (http://lj.libraryjournal.com/2014/08/opinion/kindle-unlimited-and-libraries-opinion/) una serie di interessanti considerazioni sul nuovo servizio Kindle Unlimited che permette - per il momento solo per il pubblico statunitense l'abbonamento, per $ 9,99 al mese (circa € 7,45) l'accesso a 600.000 e-book e a migliaia di audiolibri tra cui Hunger Games, i thriller di James Patterson, e i libri di Tolkien, Umberto Eco, così pure come classici e saggistica. Per Roskill il nuovo servizio è una invasione nel "core business" delle biblioteche, ma giudica che le biblioteche possano rispondere alla minaccia portata da Amazon mediante due strategie: convenienza e servizi complementari. 

La convenienza è naturalmente la gratuità del servizio bibliotecario, a fronte di quello offerto da Amazon, che però per essere giudicato un reale valore deve accompagnarsi alla "User Experience" (UX) che si adatta alle esigenze delle nuove generazioni di utenti fornendo il servizio, tramite app accessibili ovunque in modo intuitivo, coinvolgente e rapido. 

I servizi complementari sono la disponibilità di spazi fisici e della competenza dei bibliotecari, le iniziative organizzate dalle biblioteche (presentazioni di autori, corsi, ecc.) che mal si adattano all'ambiente virtuale.  

Ma soprattutto quello che a cui le biblioteche devono puntare è l'affidabilità riconosciuta in modo naturale ed indiscusso nel promuovere specifici autori, editori, generi ed eventi, nel riuscire a raccomandare al lettore un libro in un modo personalizzato con cui nessun algoritmo che lavora su un database di acquisti effettuati può competere. È questa capacità, unita a quella della creazione di collezioni specificatamente adeguate al contesto locale in cui vive la biblioteca, che possono far sì che non solo la biblioteca stessa possa mantenere la "brand awareness" di cui gode, ma anche, grazie ad un'abile strategia legata alla convenienza ed ai servizi complementari, estenderla alla dimensione digitale. 

A me pare che queste argomentazioni di Roskill vadano ad intersecare due riflessioni eminentemente biblioteconomiche: quella di Sarah Ann Murphy e del bibliotecario come "information consultant" da una parte (vedi: http://ossessionicontaminazioni.blogspot.it/2012/01/reference-librarian-vs-information.html) e quella di Lankes e del valore dei servizi bibliotecari legati alla professionalità del bibliotecario (vedi: http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xvii-2/mazzetta.htm) dall'altra. Non è (più) a fare la differenza la disponibilità dei documenti e la loro consultabilità/prestabilità: un servizio come Kindle Unlimited può facilmente, con le risorse a disposizione della multinazionale, surclassare qualsiasi biblioteca digitale (e non solo). Quello che Amazon non ha e non può avere è: una rete di bibliotecari che creano collezioni non astratte, ma centrate sulla propria comunità di utenti; professionisti che sanno fornire al proprio pubblico - tendenzialmente conosciuto in maniera non puramente economico-statistica - consulenza che va dal consiglio di un libro adatto ai suoi particolari gusti/desideri, alla informazione di comunità, a raffinate consulenze di natura non solo bibliografica; organizzatori di eventi socio-culturali che formano e arricchiscono la comunità in cui si svolgono. Tutto questo, per utilizzare il termine che Roskill riprende da David Vinjamuri, è uno dei più affidabili e rispettati "brand". Per questo Roskill consiglia i bibliotecari di non rincorrere Amazon sul suo campo (cosa già evidenziata anche da Lankes) ma piuttosto migliorare (trasferendole all'ambiente digitale) e comunicare le potenzialità ai membri della comunità di riferimento con una attività di marketing che finora è stato il principale punto debole delle biblioteche. 

Da questo punto di vista mi sembra che sia estremamente importante: "taggare" ogni transazione informativa con l'utente/membro con un marcatore distintivo della biblioteca (dal logo sul segnalibro ad un ambiente integrato in cui presentare tutte le risorse disponibili sul Web, ecc.); costruire una comunità attorno alla biblioteca di membri disposti a supportare le iniziative, collaborare, fornire idee e consigli. Per far questo sono contemporaneamente indispensabili i volontari (persone che siano disponibili a prestare tempo e competenze per il bene della propria biblioteca e della propria comunità) e bibliotecari professionisti che sappiano coordinare l'attività e fornire il servizio di qualità che distingue il brand bibliotecario da quello di Amazon. 

Andrew Roskill a TEDxCharleston: Get a read on this - libraries bridging the digital divide 

venerdì 1 agosto 2014

Biblioteca digitale su Bibliotime

E' online su Bibliotime, rivista elettronica per le biblioteche, il testo ampliato del mio intervento in qualità di Presidente del Comitato scientifico di ReteINDACO al convegno Cultura & Turismo 2.0: Il territorio in rete, organizzato da Comune di Ravenna, Ravenna 2014 e Rete Bibliotecaria di Romagna e San Marino, in collaborazione con Data Management PA a Ravenna l'11 giugno 2014: http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-xvii-2/mazzetta.htm.

Purtroppo le slides sono state inserite in ordine corretto. Qui è pertanto possibile visione la sequenza originale: http://1drv.ms/1ogArmy