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Homo ludens e I Ching

Completata la lettura del classico sui “game studies”, Homo ludens di Johan Huizinga (pubblicato per la prima volta nel 1939, l’edizione a cui si fa riferimento è quella Einaudi, 2002), mi pare non sia inutile far notare come l’analisi possa essere estesa ad uno dei classici cinesi di cui ho scritto qui poco tempo fa: lo I Ching o Yijing . Huizinga mostra come la cultura abbia origine dall’attività ludica che, nell’antichità è non solo alla base, ma componente prioritaria di tutte le attività culturali umane. La società, mostra Huizinga, nasce da gioco: dagli esseri umani che utilizzano tale attività pre-umana come struttura per l’edificazione delle pratiche culturali anche apparentemente lontanissime dal ludico come quelle filosofico/religiose, giudiziario/belliche, ecc. Per questo ha senso provare a pensare alla genesi dell’ I Ching dalla prospettiva ludica. Intanto l’ I Ching è forse il più antico testo umano pervenutoci praticamente in forma integrale. Ricordiamo che la genesi...

Contro la divinazione fast-food: lo "I Ching"

I miei figli ogni tanto si e mi domandano quale esattamente sia la mia fede religiosa. Un po’ per scherzo un po’ no, dico loro che sono taoista: del resto ho riletto il Tao Te Ching (meglio: il Daodejing secondo la translitterazione Pinyin; per motivi puramente sentimentali mi sia perdonato l’uso della vecchia translitterazione Wade-Giles per parlare del Libro della Via e della Virtù ) svariate volte e ne posseggo almeno 4 edizioni significative (Adelphi, Utet e due diverse Einaudi). Certo la mole è diversa rispetto ad altri testi "sacri" quali la Bibbia o il Corano, ma per certi versi contrapposta alla difficoltà e profondità del messaggio. Tuttavia non vorrei qui parlare del Tao Te Ching , quanto di un altro classico cinese ancora più antico: Il libro dei Mutamenti o I Ching (Pinyin: Yijing ). La composizione dell’ I Ching risale a oltre un millennio prima della nascita di Cristo come forma di registrazione delle divinazioni fatte utilizzando le ossa degl...

La biblioteca che verrà: qualche riflessione

Ho letto il nuovo libro di Luca Ferrieri,  La biblioteca che verrà: pubblica, aperta, sociale , nel mese di maggio, per cui iniziato in pieno lockdown e terminato con le prime, ancor timide, riaperture. Si tratta di un libro ricco di spunti e concettualmente denso che faccio fatica a riassumere in una “recensione”. Così preferisco offrire, a Ferrieri e a chi sarà interessato ad approfondire la discussione, gli spunti di riflessione che mi sono appuntato leggendo le sue pagine. Si tratta pertanto di una lettura non esaustiva, assolutamente parziale e personale, che non può e non vuole sintetizzare ed esaurire tutte le argomentazioni del libro, ma piuttosto evidenziare e commentare quanto mi ha personalmente colpito anche in relazione al periodo in cui la lettura è stata effettivamente compiuta. [In nero le citazioni dal libro, in rosso le mie riflessioni: le citazioni sono state copiate dura...