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lunedì 31 marzo 2014

Percorsi di lettura. Dalla pulp fiction alle autostrade digitali

Di seguito il testo della recensione al libro di Fernando Rotondo Percorsi di lettura (Bibliografica, 2013) apparso sabato scorso - 29.03.2014 - sull'inserto Alias del Manifesto (e che è possibile leggere anche qui: http://ilmanifesto.it/controcultura-esiste-ancora-si-trova-in-rete/).

Controcultura. Esiste ancora, si trova in rete

Fer­nando Rotondo, già mae­stro ele­men­tare, pro­fes­sore e pre­side di scuola media e docente di let­te­ra­tura per l’infanzia all’Università di Milano-Bicocca oltre che col­la­bo­ra­tore di rivi­ste come L’indice dei libri del mese, Biblio­te­che oggi, Liber, ecc., ha recen­te­mente pub­bli­cato un libro sui Per­corsi di let­tura nella col­lana Cono­scere la biblio­teca dell’Editrice Biblio­gra­fica. La col­lana si pone come stru­mento di agile divul­ga­zione sui ser­vizi biblio­te­cari rivolto sia a chi lavora nelle biblio­te­che e vuole tro­vare un com­pen­dio ele­men­tare su qual­che aspetto pro­fes­sio­nale, sia soprat­tutto agli utenti, reali ed auspi­ca­bil­mente pure quelli poten­ziali, di un’istituzione cul­tu­rale che in Ita­lia, sep­pur fune­stata da tagli di fondi che pena­liz­zano prima di tutto gli aspetti meno appa­ri­scenti, con­ti­nua ad avere ambiti di eccel­lenza e di ser­vi­zio ben al di là di quelli che nor­mal­mente ci si è abi­tuati ad atten­dere dalla pub­blica ammi­ni­stra­zione (ad esem­pio: quale altro uffi­cio, teo­ri­ca­mente anche più “vitale” per la vita del cit­ta­dino, è aperto in ora­rio serale o festivo?). Al suo interno il volume di Rotondo si inse­ri­sce per ragio­nare di come, anche gra­zie all’opera “demo­cra­ti­ca­mente” pro­mo­trice delle biblio­te­che, si sia, all’incirca dal secondo dopo­guerra in avanti, ope­rato un’opera di “sdo­ga­na­mento” della nar­ra­tiva di genere fino alla sua con­si­de­ra­zione attuale, sia da parte della cri­tica sia del mer­cato, alla pari di quello che prima veniva defi­nito “main­stream”, la “cor­rente prin­ci­pale” della let­te­ra­tura nar­ra­tiva che non si pie­gava “pre­giu­di­zial­mente” al ricet­ta­rio nar­ra­tivo di que­sto o quel genere.

E certo se pen­siamo all’influenza che autori “di genere” come Phi­lip Dick o Ste­phen King, John Ronald Ruel Tol­kien o Jim Thomp­son, Danielle Steel o John Le Carré hanno avuto sull’immaginario con­tem­po­ra­neo non pos­siamo non con­cor­dare sul fatto che la cul­tura pulp ed under­ground sia oggi quella main­stream. Pen­siamo ai best-seller che ci assal­gono in aggres­sive mon­ta­gne in qual­siasi libre­ria: da Dan Brown a James Pat­ter­son, da Clive Cus­sler a Nicho­las Sparks, si tratta comun­que di opere che obbe­di­scono — in maniera più o meno fedele — ad un ben pre­ciso canone nar­ra­tivo. Merito delle biblio­te­che è stato indub­bia­mente quello di pre­co­ce­mente con­tri­buire ad abbat­tere gli stec­cati tra que­sti vari canoni e per­met­tere per le pro­prie sale la libera cir­co­la­zione ed inter­scam­bio tra per­so­naggi come “Sher­lock Hol­mes e Mar­lowe, Poi­rot e Miss Mar­ple, James Bond e il com­mis­sa­rio Mon­tal­bano, Dra­cula e Frank­en­stein, Gan­dalf e Harry Pot­ter, San­do­kan e il Cor­saro Nero, le donne amo­rose e pro­fu­mate di Liala e le fem­mine fru­state e sfu­mate di gri­gio, Bella e la bestia di Twi­light, il Neu­ro­mante di Gib­son e il repli­cante morente che ha visto cose che noi umani non avremmo mai potuto imma­gi­nare…”, quello di rico­no­scere e acco­gliere e pro­porre i nuovi generi, spesso frutto di ibri­da­zioni appa­ren­te­mente frutto uni­ca­mente di cal­colo com­mer­ciale ma che si sono sapute sca­vare un solco nel cuore di un pub­blico affe­zio­nato. Para­dig­ma­tico il “non-genere” young adult — col­ti­vato e soste­nuto prin­ci­pal­mente a par­tire dalle biblio­te­che sta­tu­ni­tensi inten­zio­nate a creare un anello di rac­cordo tra le sezioni e i pro­grammi per ragazzi e quelli per adulti — adatto ad una gene­ra­zione che si fa adulta senza tut­ta­via abban­do­nare le pas­sioni infan­tili (da Harry Pot­ter ai videogame).

Ma, mi sem­bra di poter affer­mare, c’è anche un rove­scio della meda­glia — a cia­scuno giu­di­care quanto pic­colo o grande — che Rotondo non con­si­dera: fino a quando la nar­ra­tiva di genere è stata con­fi­nata in ghetti let­te­rari, ha saputo espri­mere con mag­giore ener­gia e vita­lità la pro­pria inter­pre­ta­zione del mondo. Pen­siamo alla vita­lità ed alla carica ever­siva di cor­renti come il cyber­punk o lo splat­ter­punk, pen­siamo alla carica sov­ver­siva del noir delle ori­gini. In qual­che modo que­ste cari­che sono anche l’effetto dell’incubazione in ambienti ristretti e con­clusi, indub­bia­mente a loro modo anche sof­fo­canti per gli autori. E infatti non tro­viamo più la mede­sima per­ni­cio­sità al quieto leg­gere nelle super­star della let­te­ra­tura odierna. E se è la sov­ver­sione che vogliamo, siamo costretti a cer­carla ancor oggi nelle pie­ghe della let­te­ra­tura, che non è più — solo — di genere ma che si nasconde nell’autopubblicazione o in pro­getti peri­fe­rici e tan­gen­ziali alla let­te­ra­tura dei festi­val e delle clas­si­fi­che (e non posso non pen­sare, ad esem­pio, al feno­meno cross-mediale trans-nazionale Metro 2033, di cui c’è in uscita il nuovo epi­so­dio ita­liano sem­pre a firma di Tul­lio Avo­ledo). È la nar­ra­tiva 2.0 con “user gene­ra­ted con­tent” che le biblio­te­che odierne fanno molto più fatica a gestire per­ché non si con­cre­tizza in mate­riale “minore” ma tan­gi­bile come suc­ce­deva per la “pulp fic­tion” ma si muove mul­ti­forme per le auto­strade digi­tali per per­cor­rere le quali, spesso anche per la mio­pia del legi­sla­tore, esse troppo spesso non hanno stru­menti adeguati.

Link alla scheda del volume sul sito dell'editore: http://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/fernando-rotondo/percorsi-di-lettura-9788870757538-138525.html