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sabato 20 aprile 2013

Quaestio de libris: il libro prossimo venturo


Ieri, 19 aprile, a Bologna, nella Sala dell’VIII Centenario dell’Università di Bologna si è tenuto il “processo” Quaestio de libris: libro di carta o e-book? (http://www.aib.it/struttura/sezioni/2013/33482-quaestio-de-libris/). A favore del libro elettronico (o digitale) – per evitare di usare termini stranieri quando esiste il loro equivalente in lingua italiana – ha parlato Valentina Kalk, responsabile delle UN Publications, mentre a favore dei libri di carta si è espresso lo scrittore/bibliofilo/docente universitario Andrea Kerbaker. Tutti rigorosamente togati come il giudice che ha emesso la sentenza, Antonio Carioti, giornalista del Corriere della Sera.

Le motivazioni portate dall’una e dall’altro sono le solite che si rincorrono nei vari ambienti in cui si parla dell’argomento: la portabilità, la socialità, la bellezza, il profumo, la puzza, ecc. impreziosite però dalla verve dei due sostenitori. Il giudice alla fine, pur ammettendo di parteggiare per il libro di carta, ha assegnato la vittoria al libro digitale in qualità d’inevitabile progresso della tecnologia (evoluzione e rivoluzione è stata una coppia d'opposti evidenziata ma purtroppo non molto approfondita).

Non posso fare un resoconto più approfondito non avendo preso appunti (magari Paolo Tinti – organizzatore dell’evento per l’Università di Bologna, assieme ad AIB Emilia-Romagna – ha la possibilità di postare qualcosa di maggiormente dettagliato) ma un paio di considerazioni personali mi sembra doveroso condividere.

Quando Valentina Kalk ha argomentato contro la bellezza dei libri cartacei sostenuta da Kerbaker, ha citato le ignobili pubblicazioni realizzate su carta di polpa all’inizio del secolo scorso. Ora al sottoscritto (non magari a Kerbaker, avendo espresso un approccio maggiormente elitario all’oggetto libro) le parole della Kalk hanno richiamato alla mente immediatamente la “pulp fiction” ovvero tutta quella vasta galassia di pubblicazioni che hanno fatto da incubatrice alla letteratura di genere così come l’abbiamo conosciuta nella seconda metà del secolo (fantascienza, fantasy, noir, ecc.) e che è riuscita a restituire la realtà in maniera molto migliore rispetto al cosiddetto mainstream. Come immaginare il 20. secolo senza l’immaginario prodotto dalle opere di Howard, Asimov, Dick, Thompson, ecc.? Qualcuno dirà: avrebbero pubblicato lo stesso anche nello scenario digitale grazie alla facilità dell’autopubblicazione offerta da esso. Ma non è la stessa cosa: le riviste, ad esempio di fantascienza, hanno aggregato scrittori e pubblico facendone un “fandom”, una sorta di scuola. Questo difficilmente può accadere con l’autopubblicazione che privilegia l’individualità dell’autore, piuttosto che il suo coordinarsi con altri.

Il riferimento alla fantascienza mi ha riportato poi alla mente un romanzo di Neal Stephenson: L’era del diamante, che come sottotitolo ha Il sussidiario illustrato della giovanetta proprio perché al centro della vicenda – ambientata in un futuro medievalizzato dove una elite di pochissimi tecno-ricchissimi dominano un’enorme massa di proletariato pauperizzato ritornando a usanze paracavalleresche – sta un libro fatto creare appositamente da uno dei ricchissimi per la propria nascitura: un libro (la tecnologia potrebbe essere un'unione di futuribili e-ink e di avanzata intelligenza artificiale) che si adatta automaticamente alle esigenze cognitive di chi lo possiede portandolo in maniera pedagogicamente efficace ad un grado ottimale di conoscenza e consapevolezza. Ma, essendo Stephenson un’autore di tendenze anarcoidi e sinistroidi, fa si che invece che alla destinataria il sussidiario capiti nelle mani di una figlia del popolo con le inevitabili conseguenze narrative. Intanto è questo il libro digitale che potrà soppiantare davvero il libro cartaceo, non quella versione digitale grezza pre-stampa che passa oggi il mercato con quel termine. E non è un caso che si potrebbero qui ripetere le stesse perplessità sull’attuale cosiddetto libro digitale che già avevo sollevato in un articolo del 2003 per Bibliotime (Il sussidiario illustrato della giovinetta. Su libri di carta e libri elettronici: battaglie finte e guerre vere http://www.aib.it/aib/sezioni/emr/bibtime/num-vi-1/mazzetta.htm). Ancor oggi posso sottoscrivere quasi tutto quanto là scrivevo allora:

Ma già oggi fondamentalmente la battaglia tra libro cartaceo e libro elettronico non è altro che una battaglia di facciata che riguarda la forma solo per nascondere i reali interessi sul contenuto. Infatti un libro, una volta acquistato, lo posso leggere oggi o fra vent'anni, lo posso regalare, lo posso scambiare, lo posso prestare a chi e quante volte voglio. Al contrario un testo elettronico limita fortemente questa libertà. Ciò perché la distribuzione commerciale del software e dei media digitali è basata sull'introduzione delle "licenze": quando un utente (sia esso un privato cittadino o un'istituzione pubblica) "acquista" un programma (un libro elettronico, un file musicale, un DVD, un CD-ROM, ecc.), in realtà non acquista un oggetto quanto la licenza di utilizzarlo, ovvero il software ed il supporto con quanto contengono non sono in realtà suoi, ma rimangono del produttore che gli consente di utilizzarli a determinate condizioni presenti nel contratto (quella "pappardella" che ognuno di noi solitamente "skippa" impietosamente e forse con eccessiva incautela). E la licenza può proibirne l'utilizzo in determinati luoghi o oltre un dato periodo di tempo, oppure la cessione in dono o in prestito ad una terza parte, ed altre cose banali che siamo abituati a fare con un qualsiasi bene culturale: tanto che, più che vera e propria vendita, potrebbe definirsi noleggio.

Ciò interessa le biblioteche non solo per quanto riguarda i libri elettronici (un problema ancora di là a venire per molti di noi), ma già da oggi per chi ha istituito mediateche o sezioni speciali con programmi multimediali, giochi elettronici o film su DVD. Leggendo una qualsiasi licenza di questi prodotti si ha la netta sensazione di un tentativo di svincolare questi documenti dalla legislazione nazionale (e perciò non sempre facilmente controllabile dalle aziende, pur se sempre più restrittiva) relativa a beni ed istituti culturali per sottoporli ad una mera trattativa privata di utilizzo non più soggetta ad alcuna delle "libere utilizzazioni" garantite dalla legge. Tale impostazione deve essere attivamente combattuta dai bibliotecari, principalmente tramite le associazioni di categoria, se non altro perché è proprio questo il preciso mandato del Manifesto IFLA su Internet proclamato il 1° Maggio 2002: "La libertà di accesso alle informazioni, indipendentemente dai supporti in cui sono contenute e delle frontiere, è una responsabilità primaria della biblioteca e dei professionisti dell'informazione" [corsivo nostro]. Se tale libertà non verrà garantita a tutti si verrà sempre più delineando la cesura già immaginata nel romanzo di Stephenson tra chi avrà i mezzi economici per controllare la tecnologia, per ottenere quello che le/gli serve quando le/gli serve e nulla più, e chi invece dovrà adattarsi a subire un flusso di dati ridondante ed incontrollato il cui principale scopo è quello di raccogliere informazioni piuttosto che fornirne.


venerdì 12 aprile 2013

Biblioteca multiculturale

Più riguardo a La biblioteca multiculturale
Incontro di presentazione del libro La biblioteca multiculturale di Arianna Buson (AIB, 2013).

A partire dal contesto normativo e dalle indicazioni biblioteconomiche sui servizi multiculturali nella biblioteca pubblica, una ricognizione degli strumenti e una riflessione su alcune delle principali esperienze maturate all'interno dell'Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna.



Con il Patrocinio dell’AIB – Sezione Emilia Romagna.

Programma:
Saluti di Anna Manfron, Responsabile U.I. Biblioteca dell’Archiginnasio e
Biblioteche specializzate – Istituzione Biblioteche del Comune di Bologna.
Interventi di:
• Arianna Buson, Biblioteca Amilcar Cabral – Bologna e autrice del libro
La biblioteca multiculturale. Presentazione del libro La biblioteca
multiculturale (AIB, 2013).
• Enrica Menarbin, Biblioteca Sala Borsa – Bologna. L’esperienza di Sala
Borsa.
• Michele Righini, Biblioteca Casa di Khaoula – Bologna. L’esperienza di
Casa di Khaoula.
Presiede Francesco Mazzetta, AIB – Sezione Emilia Romagna.

Segue visita guidata alla mostra Nei libri il mondo (su richiesta, fino a
esaurimento posti disponibili).

Per informazioni: Biblioteca Amilcar Cabral, Via San Mamolo 24, 40136 Bologna
tel. 051 581464 fax 051 6448034
amicabr@comune.bologna.it