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sabato 23 febbraio 2013

Gli stereotipi di Concita

Concita De Gregorio
Sono in biblioteca e sto catalogando le novità. Tra di esse mi ritrovo il volume 365D : trecentosessantacinque giorni da donna una sorta di volume celebrativo dell'essere donna, una sorta d'anticalendario dove, per ogni giorno dell'anno una donna per qualche motivo nota esprime se stessa, il suo essere donna. Per catalogarlo ovviamente lo sfoglio, ne leggo la presentazione, scritta da una giornalista famosa, Concita De Gregorio, firma di Repubblica prima e poi direttrice de L'Unità. E subito m'incazzo come una vipera.
La prima frase di Concita per presentare il libro è:
Direte, guardando questi ritratti: sono tutte bellissime.
Ma perché? Quello che abbiamo davanti non è un calendario Pirelli o una qualsiasi altra pubblicazione riservata a foto di avvenenti modelle più o meno nude (e più o meno interessanti proprio in ordine alla loro avvenenza fisica) ma ad una pubblicazione che ne intende mostrare uno spaccato a 360 gradi inserendo giovani e vecchie, belle e brutte, ma comunque in grado di esprimere il proprio essere donna come condizione esistenziale significativa. E invece Concita riduce tutto subito alla categoria del bello. Come fossimo davanti ad uno qualsiasi dei calendari che esibiscono tette al vento. Perché?
Ne discuto con la mia collega e lei ipotizza: "perché ragiona per stereotipi?" Ecco è vero: Concita ragiona per stereotipi e dovevo arrivarci da solo. Perché Concita è uno dei giornalisti che senza prendersi la briga d'approfondire ha preso per buono quanto passava il convento sul videogioco Rule of Rose bollando in base a quello di violenza i videogiochi. Eppure, durante una trasmissione in radio un collega glielo aveva detto chiaramente: è una bufala orchestrata da un lato da PR aggressivi (e incauti) da un lato e da giornalisti (ancor più incauti) dall'altro che scopiazzano recensioni adolescenziali dalla rete. Ma lei nulla. Lo stereotipo videogiochi=violenza era troppo forte & attraente. Così come ora lo stereotipo donne=belle. A questo punto potremmo tirare dritto e continuare con "sante o puttane" e con "angeli del focolare", ecc. Deprimente!
E deprimente sopra tutto che su questa china non ci metta una deputata di Fratelli d'Italia ma colei che è stata direttrice del quotidiano di riferimento del centrosinistra nazionale, già organo d'informazione del Partito Comunista Italiano. E tocca continuare a sentire Berlusconi sbraitare contro i comunisti: me ne faccia vedere uno di comunista che magari gli offro da bere, oggi come oggi questo centrosinistra sembra fatto di gente sputata a quell'altra che c'è a destra per programmi, per idee, per ideali.

Sito di 365D: http://www.365d.it

giovedì 21 febbraio 2013

Revisionismi ed esagerazioni

Anna Maria Merlo scrive sul Manifesto di oggi (21/02/2013) stigmatizzando la decisione dell'Istituto italiano di cultura di Parigi di dedicare a Giovanni Gentile un seminario alla Sorbona presentando il filosofo come "vittima della guerra civile" e "assassinato da una banda di partigiani".
La Merlo da conto di una petizione contro tale seminario che denuncia il clima di "nuovo revisionismo". Tuttavia curiosamente la Merlo accusa la direttrice dell'Istituto, Marina Valensise, di non ricordare, nella propria presentazione, che Gentile, assieme a tutte le cariche assunte all'interno e per il Fascismo, fosse anche "primo firmatario, nel '38, del Manifesto della Razza".
In realtà se andiamo a cercare nel Manifesto della Razza, disponibile su vari siti della Rete, vediamo sì comparire tra i firmatari il nome di Gentile, ma non certo tra i primi, ed anzi assieme ad altri nomi come Pietro Badoglio, Piero Bargellini, Vittorio Beonio Brocchieri, Mario Missiroli, Amintore Fanfani, Giorgio Bocca, Giuseppe Tucci, ecc. Appare allora probabile che i firmatari di tale Manifesto siano più che altro nomi raccolti in una sorta d'adesione generica all'ennesima iniziativa di regime, firmatari dunque per solidarietà più che per intima convinzione della giustezza della dottrina razziale.
Leggerezza sicuramente inopportuna, ma da qui a sostenere che Gentile aderisse alle teorie razziali, anzi ne fosse "il primo firmatario" ce ne passa, se non altro perché Gentile - strenuo sostenitore e difensore del fascismo - portò a collaborare studiosi ebrei alla redazione dell'Enciclopedia Italiana da lui diretta anche quando già erano in vigore le leggi razziali e per questo criticato e contrastato dagli altri gerarchi fascisti.
Questo detto perché mi sembra che esagerare nella reazione (per altro giusta) al revisionismo corra il rischio di portare al revisionismo opposto...

sabato 16 febbraio 2013

I mattoni digitali della nuova biblioteca

Qui di seguito le slide presentate al 7° Sebina Day ad Ancona l'8 Novembre 2012.

Chiedo scusa con colleghe e colleghi e con lo staff Data Management per il ritardo nella pubblicazione, ma, come si è visto del resto dal silenzio di questo blog, non sono state molte le occasioni di riflessione da allora su questo o su altri temi biblioteconomici da parte mia.

Troppo pressante la necessità di rincorrere i problemi della quotidianità e da ultimo la mazzata (detto da me sembra quasi una battuta) della sospensione del prestito intersistemico.

Eppure proprio in un momento come questo sento la necessità di rivedere quella presentazione e di ripensare a quanto detto (e sentito) per tentare di elaborare la dicotomia tra il tentativo di pensare, di progettare la biblioteca all'interno dei nuovi scenari digitali e la trivialità della crisi economica che colpisce prima di tutto l'istruzione e le biblioteche, cioè proprio quegli istituti che potrebbero contribuire a mantenere aperte le prospettive di ripresa.

Ho chiesto a Stefano Parise un intervento a Piacenza (il prossimo lunedì 4 marzo, alle 10, presso la sede della Provincia in via Garibaldi, 50) che, prendendo spunto dal suo aureo libretto di cui ho parlato diffusamente anche qui, Dieci buoni motivi per andare in biblioteca, spieghi a bibliotecarie e bibliotecari perché in biblioteca devono restare (a parte ovviamente lo stipendio sempre più miserrimo da dipendente pubblico, o peggio di cooperativa, ma comunque necessario per sbarcare il lunario) coscientemente ed orgogliosamente. Perché è proprio oggi che, anche come bibliotecari (assieme agli insegnanti), è possibile fare la differenza tra progresso e recessione, mentale e culturale, ma anche economica.

E allora la terribile sospensione del prestito intersisitemico, che improvvisamente riporta la Provincia di Piacenza - biblioteconomicamente parlando - indietro di oltre dieci anni e minaccia di vanificare gli sforzi di coordinamento degli acquisti che nel caso della microarea di Piacenza est si è coagulato in un consapevole sforzo di redazione di una carta delle collezioni collettiva che proprio quest'anno sarebbe stata in dirittura d'arrivo, che mina ancor di più di quanto abbia fatto la Legge Levi i sempre più risicati bilanci per l'acquisto di opere perché un conto è prendere decisioni d'acquisto sapendo che alle spalle si ha il bacino di collezioni di un sistema attingibile in maniera ragionevolmente rapida ed economica, un altro conto è dover gestire la collezione come unicum territoriale, circondati da altri unicum che inevitabilmente prenderanno decisioni identiche alle nostre dilapidando le poche risorse nelle identiche scelte che garantiscono l'ottimizzazione dell'investimento attraverso il numero dei prestiti, allora questa sospensione non può non ed anzi deve far riflettere sul fatto che è esattamente questa la situazione del digital lending.

Ad esempio in Provincia di Piacenza abbiamo la situazione della biblioteca capoluogo, la Passerini-Landi, che ha adottato la piattaforma Media Library On-Line, mentre tre biblioteche della convenzione "Piacenza est" proporranno a brevissimo ai loro utenti la piattaforma ReteIndaco di Data Management. Queste due situazioni, queste due biblioteche digitali sono tra loro incompatibili come due biblioteche tradizionali prive di prestito intersistemico. E se il prestito intersistemico è essenziale per il servizio di un'attuale biblioteca "cartacea", lo è e lo deve essere in ugual misura anche per le biblioteche digitali. Le biblioteche - anche da piattaforme diverse - devono potersi scambiare gli ebook e le risorse digitali in generale. Il problema della "sicurezza" dei dati digitali è un problema che non può essere risolto alzando steccati e muri (tra l'altro steccati e muri in ambito digitale di solito sono quelli più facili da far crollare) ma trovando accorgimenti possibilmente semplici per consentire alle biblioteche di condividere le risorse e permettere a tutti i propri utenti di usufruirne. Qualsiasi altra prospettiva - compresa quella che attualmente stiamo vivendo - è contraria alla mission della biblioteca attuale che come istituzione unicum nel territorio reale o digitale è destinata all'inessenzialità ed all'estinzione.

PS: un sentito ringraziamento alle colleghe Denise Picci e Virginia Gentilini per le suggestioni presenti nei rispettivi blog che ho ripreso e citato nell'intervento al Sebina Day.